Global Warming. Diario di buone azioni

Global Warming. Diario di buone azioni

Meno clorofilla: come la biogenetica delle piante può aiutare a mitigare il riscaldamento globale.

La Terra risente dei cambiamenti climatici in modo sempre più esponenziale: grandi siccità, alternate a pesanti alluvioni non stagionali, rendono la sua cura una sfida di difficile risoluzione. Tutto ciò, accompagnato dalla recente domanda di cibo per la sempre maggiore popolazione umana, crea gravi problemi in termini di disponibilità e accesso al cibo. Tuttavia, la scienza prosegue nel suo cammino verso stupefacenti scoperte, grazie alle quali riescono a risolvere se non tutto, almeno una parte del problema. In questo contesto, si inserisce una recente e già nota ricerca nel campo della genomica. 

“Plants with less chlorophyll: A global change perspective”, questo è il titolo dell’innovativo Opinion Paper pubblicato a novembre 2020 sulla rivista Global Change Biology.

Gli autori, Lorenzo Genesio, Roberto Bassi e Franco Miglietta, si fanno promotori di una nuova ed efficace strategia per l’adattamento e la mitigazione del cambiamento climatico, garantendo, allo stesso tempo, l’approvvigionamento di cibo per far fronte alla sempre più cospicua popolazione mondiale.

L’aspetto innovativo della ricerca riguarda la clorofilla, il pigmento color verde presente in tutte le piante, essenziale per il processo di fotosintesi. La clorofilla viene prodotta se sottoposta alla luce solare, quindi, più la pianta sarà esposta al sole, maggiore sarà la quantità di clorofilla prodotta.

La necessaria riduzione di emissioni di gas serra potrebbe portare ad un aumento dell’irradiazione solare. Tale fenomeno è spiegabile grazie ad una concatenazione di eventi: mentre si prevede che la riduzione delle emissioni di gas nocivi rallenterà l’attuale aumento dell’effetto serra, allo stesso tempo si potrebbe causare una crescita dell’irradiazione della superficie, dovuta alla diminuzione del carico di aerosol in atmosfera. Se da una parte la diminuzione del carico di aerosol è quel che si auspica, dall’altra, l’aumento della superficie della terra irraggiata dal sole potrebbe continuare ad innalzare la temperatura sul pianeta.

Una soluzione potrebbe essere l’aumento della superficie riflettente della terra: colori chiari e tenui che riescano a rimandare indietro l’irraggiamento solare.

Questo è il motivo per il quale andrebbero elaborate, testate ed integrate, assieme a misure di mitigazione climatica, efficaci e sostenibili strategie per la gestione della radiazione solare, di modo da poter riflettere la luce indietro nello spazio.

La proposta che deriva da tali considerazioni riguarda una nuova generazione di piante (coltivazioni, piantagioni e foreste) a basso contenuto di clorofilla. Una realistica, sostenibile e relativamente semplice soluzione per l’aumento della superficie riflettente di grandi aree geografiche, grazie al mutamento dell’albedo di superficie. Ciò potrebbe compensare, in tutto o in parte, l’irraggiamento solare.

Sebbene elevati contenuti di clorofilla apportino sicuramente un vantaggio competitivo notevole per le piante che crescono nel loro ambiente naturale, tuttavia le nuove piante a basso contenuto di clorofilla possono essere sfruttate efficacemente sia in agricoltura sia nella silvicoltura ed essere produttive esattamente come le specie selvatiche (o anche di più).

“Una strategia utile a controbilanciare una parte del crescente effetto serra è quella di aumentare la frazione della luce solare che viene riflessa dalla superficie terrestre che, tornando indietro verso lo spazio, non contribuisce al suo riscaldamento ” – spiega Lorenzo Genesio – “e questo potrà essere fatto anche coltivando nuove piante con bassi contenuti di clorofilla; piante più “pallide” che riflettono molta più radiazione solare”.

Alcune ricerche, e non solo quelle fatte dagli autori del lavoro appena pubblicato, dimostrano che riducendo il contenuto di clorofilla non solo si riflette più luce solare, ma si può arrivare ad avere tassi di fotosintesi più alti e maggiore produttività. “In sintesi” – afferma Franco Miglietta – “coltivare varietà di piante più pallide (di grano, orzo, mais, soia) equivale a ridurre le emissioni di gas climalteranti, con un effetto di riduzione delle temperature a scala locale nelle zone più densamente popolate”.

1667 1111 La Lucente S.p.A.